riflessioni

arketing tips for beginners

Alcuni eventi di questo periodo, accaduti a me e a persone a me vicine, mi hanno fatto riflettere su uno degli aspetti del mio lavoro di psicoterapeuta ovvero le persone che stanno a fianco di chi viene in terapia.

Non che non ci avessi mai pensato prima, spesso mogli, mariti, genitori, figli, amici importanti vengono spesso coinvolti nel percorso di psicoterapia e sono aiuti preziosi per il paziente ma in questo momento penso a chi non è nello studio durante le sedute e sa che qualcuno di vicino, qualcuno di importante, sta affrontando una difficoltà, sta parlando di quello che non va e magari, a volte, quello che non va riguarda proprio la persona che in quel momento è a casa e in qualche modo aspetta…un miglioramento, un risultato, teme un peggioramento, forse la rottura di una relazione che durante la terapia potrebbe proprio rivelarsi come quella sbagliata, quella che ha contribuito al danno. Può fare domande ma magari non troppe e si pone il problema di quanto deve (può) chiedere per sapere e capire senza valicare i confini della riservatezza, senza disturbare il processo. Noi terapeuti lo sappiamo che la terapia è aumentare la consapevolezza, assumersi responsabilità e non dare colpe ma chi aspetta no e a volte indipendentemente dalla propria volontà si ritrova ad essere l’argomento di discussione senza poter ribattere, difendersi o semplicemente ascoltare. Non credo sia sempre facile.

Tutto qui, volevo ringraziare chi non è presente fisicamente ma lo è con il cuore, con la mente e con l’impegno nella vita quotidiana delle persone che ho la possibilità di incontrare e forse di aiutare con il mio lavoro.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *