in uscita a maggio

Segnalo un articolo interessante  uscito sul numero di ieri di D (da pag. 87 a pag.90) il supplemento del sabato di Repubblica che parla della pubblicazione, il prossimo maggio, del nuovo DSM (Manuale Statistico Diagnostico dei Disturbi mentali), il quinto.

Per gli addetti ai lavori la discussione e a volte lo scetticismo sui cambiamenti presenti – e non – nel nuovo DSM V, che in Italia uscirà solo nel 2014, non sono una novità. Da tempo si parla  del rischio di patologizzare comportamenti finora ritenuti “normali” o comunque non oggetto di trattamento terapeutico, dell’interesse che possono avere le case farmaceutiche nei confronti di nuove patologie da curare e dal rischio di sottostimare la presenza di un disturbo magari perchè semplificato o inserito in una categoria più ampia e meno dettagliata (cfr. Disturbi dello Spettro Autistico).

Tra gli esempi di medicalizzazione impropria, secondo il parere di Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicanalista ordinario alla sapienza di Roma anche l’inserimento del Lutto nella Diagnosi di depressione Maggiore. Tale inserimento riconosce al Lutto lo status di evento stressante – forse anche senza DSM V in molti già pensavamo lo potesse essere – ma facilita anche il ricorso a soluzioni di tipo farmacologico soprattutto di una categoria farmacologica, quella degli antidepressivi, il cui utilizzo è in preoccupante ascesa.

C’è però anche qualcosa di positivo in questa nuova revisione? Sembra fortunatamente di sì: una minore stigmatizzazione nella definizione dei Disturbi dell’Identità di genere, le evidenze scientifiche portate, l’attenzione sempre maggiore sulle tematiche della salute mentale e il tentativo di facilitare sempre di più la disgnosi precoce con tutti i vantaggi che questo può portare alle persone.


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