hungry hearts

Ho visto qualche settimana fa, in ritardo rispetto all’anno di uscita (2014), il film drammatico ‘Hungry Hearts’ di Saverio Costanzo. Il film racconta la storia di una giovane coppia che si forma ed inizia a vivere a New York e in breve tempo dall’inizio della relazione scopre di aspettare un bambino. Mina, la futurhha madre, interpretata da Alba Rohrwacher, a poco a poco, durante la gravidanza, inizia a sviluppare l’idea di portare in grembo un bambino indaco e conseguentemente nasce in lei la convinzione di doverlo proteggere da tutte le contaminazioni proveniente dall’esterno e soprattutto dal cibo. Durante i mesi di gestazione Mina restringe sempre più le sue abitudini alimentari arrivando a mangiare praticamente solo semi e ortaggi coltivati da lei sul terrazzo di un appartamento minuscolo in una New York grigia di smog e di solitudine.

La situazione peggiora alla nascita del bambino, le regole restrittive aumentano, Mina non riprende il lavoro per dedicarsi completamente alla “tutela” del figlio sotto gli occhi inizialmente preoccupati poi angosciati di Jude (Adam Driver), il compagno, che cerca fino all’ultimo di respingere il pensiero ormai sempre più frequente di dover difendere il proprio bambino dalle cure materne.

Il film è interessante sotto molti punti di vista; innanzitutto non è facile prendere le parti di uno dei protagonisti, Mina sta senza dubbio facendo del male al suo bambino ma non è così semplice, almeno per me non lo è stato, condannarla allo stato di cattiva madre e tenere definitivamente le parti del padre. Mina è innanzitutto sola, impreparata, pur amando molto il figlio è condannata ad una vita che probabilmente  non avrebbe scelto. Si percepisce una profonda solitudine della coppia, non c’è nessuno ad aiutare Jude e Mina, non una sorella o un fratello, nessun amico, nessun vicino di casa, nessuno con cui interagire che possa scalfire le convinzioni malate di Mina e sostenere Jude nelle scelte che deve fare contro la compagna per salvare un figlio che è sempre al settimo percentile dei parametri di crescita. La nonna del bambino, altro personaggio importante nella storia, è una donna che ha sempre avuto un rapporto conflittuale con il figlio e anche se ad un certo punto sembra diventare la risorsa che mancava il suo contributo non può essere realmente empatico e di sostegno ai due ragazzi.

Il film porta chi lo guarda a cambiare spesso opinione su cosa sarebbe meglio fare e a cercare di trovare le motivazioni e le giustificazioni per tutti i protagonisti perché alla fine quello che credo arrivi allo spettatore è che tutti, seppur in modo tragico, agiscono per amore impegnandosi anche in modo tragico per far funzionare le cose in un clima claustrofobico e angosciante che lascia spazio alla speranza solo alla fine. Lo consiglio.

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